I.P.M. Nisida

Il “saper fare” dei ragazzi di Nisida

Intervista al dott. Gianluca Guida, direttore dell’Istituto dal 1996

 

Nisida è carcere, ancor prima che isola. Nell’immaginario di una parte dei napoletani, nel reale quotidiano di un’altra. Lo era ieri, lo è oggi. Ma sul domani, nell’Istituto Penale per Minorenni che lì trova storicamente sede, si lavora molto. E si lavora molto proprio sul “lavoro”: “l’uscita dalla devianza è innanzitutto una scelta di stile di vita e il lavoro, l’impegno quotidiano, il suo essere quindi anche occasione di reddito, è strettamente collegato allo stile di vita che si conduce.Quindi se i ragazzi, nel tempo loro necessario, acquisiscono le competenze professionali utili a condurre successivamente un’attività lavorativa in maniera continuativa, che gli offrirà entrate economiche più contenute rispetto ai guadagni che gli venivano dal crimine ma costanti e qualitativamente alte, allora la ricaduta sociale del nostro percorso educativo e di reinserimento diventa enorme”.

Ad offrirci questo quadro sintetico, lucido e indiscutibilmente vero della strategica importanza che il lavoro assume nella definizione dei progetti di vita di tutti noi, ma ancor più dei “ragazzi di Nisida”, è il Direttore Gianluca Guida, dal 1996 alla guida del carcere minorile napoletano, che ci ha raccontato il ruolo sempre più strategico che la formazione professionale all’attività artigianale è andata assumendo nel più ampio progetto educativo rivolto dall’Istituto ai suoi ospiti.

“La formazione all’artigianato è parte integrante del progetto educativo perché è la restituzione di un “saper fare” ai ragazzi. Si parte ovviamente da una formazione “base”, perché inizialmente i ragazzi devono imparare anche solo a stare in un laboratorio, sviluppare le capacità cooperative. Successivamente a questa fase, nella prosecuzione del percorso formativo, vengono quindi sviluppandosi le “competenze”, ed è in questa momento del percorso che avviene una sorta di naturale selezione fra i ragazzi dettata dal livello d’impegno individuale profuso, dalle personali propensioni e capacità rispetto a quella specifica attività che li porta così ad acquisire un livello sempre maggiore di conoscenze e abilità artigiane. Il percorso così condotto favorisce di fatto, una volta usciti dall’Istituto, la concreta possibilità, già ampiamente da noi verificata, di inserimento lavorativo esterno e diventa nel contempo uno strumento fondamentale per il reinserimento sociale dei ragazzi di Nisida”.

La formazione al lavoro è un’attività da sempre presente fra le iniziative educative e di recupero poste in essere negli Istituti Penali per Minorenni, ma per lungo tempo in passato è stata condotta (e dunque percepita tale anche dagli stessi ragazzi) come una sorta di “passatempo”, un modo un po’ più creativo per riempire, attraverso attività manipolative e di socializzazione, parte delle lunghe giornate da trascorrere in carcere. Nel corso degli ultimi anni invece si è assistito ad un significativo cambio di rotta e di operatività all’interno degli I.P.M. italiani e dunque anche di quello di Napoli, e le attività proposte vanno oggi verso il superamento dello stesso concetto di sola “formazione al lavoro” per assumere forma ben più strutturata e funzionale ad offrire ai ragazzi concrete possibilità di entrata nel mondo del lavoro, unitamente a strumenti idonei per imparare a sapersi relazione e confrontare con il mercato di riferimento: “Tutti i laboratori artigiani attivi a Nisida stanno provando a trovare spazi di interlocuzione con il mercato esterno per ciò che attiene le loro singole produzioni: sono quindi state attivate dall’Istituto una serie di collaborazioni per permettere di far conoscere i prodotti ad una fascia sempre più ampia di potenziali clienti; fase questa che prevede anche il coinvolgimento “in prima persona” dei ragazzi, chiamati in diverse occasioni pubbliche a presentare il frutto del loro impegno laboratoriale, illustrare l’esperienza che stanno conducendo, abituandoli così anche al “contatto diretto” con una potenziale clientela futura.

Ovviamente alla base di tali iniziative “promozionali” resta sempre una finalità più ampia di trasmissione di “contenuto”, al fine di far sapere al mondo esterno, alla cittadinanza, che i ragazzi che hanno commesso dei reati, che “hanno sbagliato”, sono però anche in grado di essere “utili socialmente” offrendo così un contributo ed una loro personale nuova risposta “positiva” alla collettività”.

Le attività laboratoriali artigiane non vengono così ad essere realizzate solo “al chiuso” dell’Istituto, dove viene necessariamente sviluppandosi la grossa parte del percorso formativo e dell’esperienza educativa, ma trova anche naturali e vitali sbocchi verso l’esterno, verso ciò che è spesso totalmente estraneo al “micromondo” di Nisida e che ignora che esperienze così significative, dal punto di vista non solo formativo- artigianale ma soprattutto della “ricostruzione di senso” della vita, vengano poste in essere da quei ragazzi che “hanno sbagliato strada” ad un certo punto della loro giovane esistenza. E’ il caso ad esempio del laboratorio di Cucineria, che presta servizi di catering in occasione di manifestazioni ed eventi e che vede la partecipazione attiva di quei ragazzi che più hanno mostrato capacità personali e maturato le competenze necessarie per svolgere al meglio compiti e mansioni assegnate.

Attività laboratoriali che si fanno dunque “ponte” verso l’esterno, verso quella realtà socioculturale nella quale, una volta scontata la propria pena detentiva, quei ragazzi devono “rientrare” ma rafforzati da esperienze e percorsi che devono poter permettere loro una radicale ridefinizione dello stile e degli obiettivi di vita.

Laboratori che si aprono verso ciò che è “oltre le mura” di Nisida anche per ciò che attiene gli aspetti organizzativi e funzionali: “Le attività formative e di conduzione dei laboratori sono state affidate dall’Istituto a delle Onlus, al fine di favorire nel concreto la sinergia fra Istituzioni e Privato Sociale; “Monelli fra i fornelli” è ad esempio la Onlus che si occupa del laboratorio di Cucineria ed ha per Presidente un operatore storico dell’Istituto, “Don Peppino”, il signore Giuseppe La Valle, che per 37 anni è stato Cuoco a Nisida, ed avendo continuato in questi anni a trasmettere ai ragazzi la sua passione per la cucina, ci è sembrato giusto e significativo che lui potesse poi continuare a offrire il proprio contributo nella costruzione del futuro dei ragazzi ospiti della struttura.

Il laboratorio di Ceramica è condotto invece da una Cooperativa Sociale “Nesis, Amici di Nisida”, che ha anche potuto assumere due dei ragazzi dell’Istituto nel suo organico. Una esperienza cooperativa questa che nasce come iniziativa della Fondazione “Il Meglio di Te” grazie alla quale abbiamo, già da quattro anni, potuto avviare insieme le attività del laboratorio.

“Made in Napoli” è invece la Onlus che si occupa del laboratorio di Arte Presepiale, a guidare questa Onlus è Tiziana D’Auria appartenente ad una storica famiglia dell’artigianato presepiale napoletano e che da molti anni lavora nell’ambito della formazione artigianale presepiale specificamente rivolta ai ragazzi”.

Arte Culinaria, Presepiale, della Ceramica, attività di formazione e produzione fortemente orientate all’Artigianato Napoletano e verso “Mestieri” che sono ancora visceralmente radicati nella città; tangibili e realistiche opportunità per trovare lavoro e costruirsi una “nuova vita” al termine del percorso detentivo.

Di fatto le esperienze formative artigianali condotte dall’I.P.M. di Nisida rappresentano per i suoi giovani ospiti una “opportunità” che va a cercare di colmare, unitamente alle altre attività educative proposte, quel “vuoto” di esperienze, referenti, possibilità ed assunzioni di responsabilità nel quale la maggior parte di loro è dovuto crescere male: “I processi di devianza possono capitare a chiunque. La devianza è essenzialmente una scelta di stile di vita, è il seguire nella propria gerarchia di valori alcune cose rispetto ad altre. E’ un definire la qualità di quello che dovrà essere il nostro futuro.

I ragazzi che arrivano a Nisida sono certamente ragazzi che hanno avuto meno opportunità: perché i contesti territoriali nei quali sono cresciuti erano degradati, perché non hanno avuto figure adulte di riferimento che abbiano saputo dirgli “No!” nel momento in cui la loro vita stava prendendo una strada ed una piega sbagliata. Poi resta comunque la responsabilità personale, non possiamo ricondurre sempre tutto ai condizionamenti esterni, e questo perché ognuno di noi poi deve scegliere. E nel caso dei ragazzi che arrivano a Nisida la loro scelta è andata male”.

E nonostante debba confrontarsi quotidianamente, insieme a tutto il personale che opera nell’I.P.M. di Nisida, con gli effetti delle “tante scelte andate male” di questi giovani napoletani, il Direttore Guida resta fiducioso in merito allo straordinario potenziale di riscatto rappresentato dall’orgoglio di Napoli e del suo popolo. Una fiducia forse rafforzata in lui, negli anni, dall’incrociare gli occhi di alcuni dei “ragazzi di Nisida” che con orgoglio e determinazione, dopo il carcere e grazie al carcere, hanno saputo costruire il proprio personale riscatto e ritrovare una vera e definitiva libertà. “Napoli è una città che ha delle potenzialità straordinarie e strumenti estremamente efficaci per poter dare risposte ai ragazzi; Napoli è una città che ha nel suo DNA la capacità di “attenzione all’altro”, ed è una città con una sua forte identità “creativa” nel senso di essere capace di adattarsi ai bisogni ed ai tempi diversi, senza standardizzarsi. Napoli e la napoletanità sono dunque risorse straordinarie per i nostri ragazzi. Napoli però è anche la città del degrado, la città della povertà, la città che ha investito più volte i suoi sogni in idoli sbagliati, che si è fidata di uomini ed organizzazioni che hanno sempre lasciato credere in un futuro migliore, ma che poi concretamente non sono mai riusciti a darle.

Il problema è che l’insieme di tutto questo, luci e ombre, Napoli e i Napoletani ancora non sono riusciti a vederlo in maniera chiara e netta.

La città e i suoi abitanti hanno una capacità di risveglio e di riscatto di molto superiore a quella fino ad oggi mostrata: le risorse sono dietro l’angolo, ma è l’orgoglio dei napoletani che deve ancora venir fuori in maniera significativa per poter riscattare il comune nostro futuro”.

 

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